Q come qahvé: libri col finale al caffè

Un percorso lungo 36 anni, iniziato nell’Università di Wittemberg in Sassonia nel 1519 e concluso tra gli aromi, i banchi, i corridoi, le botteghe, i tavolini, i tappeti e i narghilè di un bazar di Istanbul in Turchia, nel Natale 1555, a degustare un ottimo caffè. La storia è quella di un uomo senza nome, ma che ha combattuto tutte le battaglie, sopravvivendo a sé stesso e inconsapevolmente in fuga da una spia, che utilizza lo pseudonimo Qoèlet, il testo biblico, noto anche come Ecclestiaste. Firma le sue missive con l’iniziale Q, lettera che dà il nome al romanzo corale di Luther Blissett, edito nel 2000 da Einaudi.

Entrambi tedeschi, sono i protagonisti anonimi una guerra tutta europea combattuta contro il volgo, quella massa informe che dà sostanza alla storia senza mai gestirla veramente, contro la giustificazione per sola fede, contro l’informazione e la stampa ovvero contro la libertà: una guerra condotta da una parte del clero contro sé stesso, i libri e il popolo, che inizia con Lutero e finisce con il trionfo dell’Inquisizione, attraverso la conquista del soglio pontificio da parte di Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro Carafa, l’ideatore del Sant’Uffizio. Risuonano potenti altri nomi: Thomas Müntzer (il Coniatore), Jan Matthys, Jan di Leida, Bernhard Knipperdolling, Melchior Hoffmann, Lodewijck de Schaliedecker, alias Eloisius Pruystinck, alias Eloi, che hanno pagato con la vita il fervore della parola e del pensiero, per sollevare contadini e credenti contro un potere basato sulla paura di Dio.

Dalla battaglia di Frankenhausen all’editto di Giulio III, il Ghetto di Venezia e i Talmud bruciati a Rialto il 21 agosto del 1553 è un susseguirsi di eventi in cui il passato è qualcosa che incombe sulle teste di tutti, senza che però nessuno ci faccia caso, come invece capita a Q, quando, per mettersi sulle tracce del suo nemico di sempre torna a Münster, per la prima volta dopo lo sterminio del 1525, provocato dalla sua stessa delazione: “San Lamberto. Tre gabbie pendono dal campanile. Vuote. Nessuno le guarda. Bockelson, Knipperdolling, Krechting. Solo io sono rimasto con il naso all’insù per non so quanto tempo, mentre tutti mi passavano accanto: il passato è sopra le loro teste. E se provano ad alzarle, le gabbie sono ancora lì a ricordarglielo”. In questo romanzo nessuno esce vittorioso, neanche Paolo IV, sconfitto poi dalla storia. Ma tutti, prima o poi, si ribellano, finanche lo stesso Q, l’occhio di Carafa, inviato infine a Venezia per cacciare i giudei, requisire loro tutti i beni e far trionfare l’Inquisizione anche nella Serenissima.

È ora che Qoèlet viene fuori, smascherato dall’uomo anonimo, che in 36 anni è stato Gustav Metzger, Gert Dal Pozzo, Lodewijck de Schaliedecker, Tiziano, allievo di Müntzer, amico dei commercianti di Anversa, quindi in affari con gli stampatori di mezza Italia per far circolare il Beneficio di Cristo, libro di Reginald Pole messo all’Indice dal Concilio di Trento, nonché tenutario del maggiore bordello di Venezia, predicatore anabattista, infine amante di Beatrice Miquez De Luna, regina di una delle famiglie ebree più ricche di Europa, che ha fatto credito a tutta la Venezia che conta, clero compreso. Neanche gli ebrei (o Marrani) hanno la meglio. Ma anche gli ebrei sono persone abituate passare di nome in nome e di paese in paese. Così João Miquez, nipote di Beatrice, in affari da sempre con Solimano il Magnifico, riesce a far scappare nel regno ottomano circa un migliaio di Giudei Sefarditi. Anche il nostro anonimo co-protagonista, ritornato finalmente senza nome, ripara in Turchia. E qual è l’affare del momento?

– Si chiama qahvé. Si ottiene da una pianta che cresce nelle regioni d’Arabia – il mercante porge un sacchetto di chicchi verdi, Josséf ne raccoglie una manciata – Vengono tostati, macinati in polvere e sono già pronti per l’infuso nell’acqua bollente. In Europa ne andranno pazzi. Intuisce la mia perplessità. – Credimi, le rozze genti d’Europa apprezzeranno uno dopo l’altro questi piccoli piaceri che rendono la vita degna d’essere chiamata tale – sorrido e penso alla mia vasca ricolma d’acqua tiepida. Josséf continua: – Qui stanno già nascendo botteghe per la degustazione di bevande rigeneranti. Luoghi come questo, dove si conversa, si fanno affari e si fuma il tabacco da queste fantastiche pipe ad acqua. Vedrai, ci vorranno molti anni per introdurre in Europa simili abitudini. Dobbiamo soltanto cominciare a far viaggiare sulle nostre tratte commerciali i sacchi di questi preziosi chicchi e illustrarne l’utilizzo – L’Europa non ama i piaceri, Josséf, lo sai – L’Europa è finita. Ora che si sono messi d’accordo, ricominceranno a farsi la guerra, coltivando il sogno di una barbara supremazia. A noi rimane il mondo.

Così si chiude un volume monumentale, in una caffetteria araba di un paese, la Turchia, che ha accolto gli ebrei in fuga dalla cristianità. Sulle loro teste i campo di battaglia, davanti un caffè. Un libro che insegna il valore della pace.

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